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Disposizioni per la valorizzazione e la promozione della "sfoglia emiliano-romagnola" e del mestiere di "sfoglina/o"
Proposta di legge n 6241 annunciata il 22 dicembre 2005

ONOREVOLI COLLEGHI ! — In principio, era la sfoglia l’ingrediente-base di molti piatti tipici della cucina tradizionale emiliana, che merita - secondo l’Artusi - una riverenza: "E' un modo di cucinare un po' grave, se vogliamo, perché il clima cosi richiede; ma succulento, di buon gusto e salubre”.
La sfoglia può dirsi elemento principe di quel patrimonio culturale che ha reso la Regione del Carducci simbolo nazionale e internazionale della pasta.

La sfoglia impastata manualmente è una specialità antichissima, densa di evocazioni culturali ed elementi simbolici e deriva da tradizioni alimentari poverissime. E’ il prodotto geniale di un’epoca caratterizzata da miseria, ingegno, capacità di offrire in tavola sempre qualcosa di gustoso e nutriente, in grado di fornire gioia al palato e sollievo dopo una dura giornata di lavoro. Farina e uova sono i pochi e poveri elementi con cui infatti è stata da sempre “impastata” la sfoglia.

Non si conosce con esattezza il periodo in cui è nata o a chi è possibile farla risalire, ma pare che la sfoglia fosse già conosciuta dagli etruschi nel IV secolo a.C..
I romani mangiavano "laganum", parola che in alcuni dialetti del sud Italia identifica la pasta. La sfoglia, sotto forma di lasagna, ebbe grande successo nei secoli. Verso la fine del '300 arriva il "torteleto", nonno di quello che conosciamo come tortellino. La paternità fu attribuita dall'ing. Ceri, di origine toscana, ad un fantomatico oste di Castelfranco Emilia, il quale avrebbe voluto così emulare l'ombelico di Venere, per mettere pace fra Bologna e Modena. La pasta sfoglia raggiunse il grado di creatività culinaria nel XVI secolo grazie a Messisburgo, direttore di Mensa alla Corte d'Este; dopo di lui altri (Scappi, Stefani e altri) si prodigarono in consigli e ricette sulla lavorazione della pasta sfoglia.
La regione Emilia-romagna, ricchissima di scambi e di ispirazioni, con "l'oste di Castelfranco" è legata intimamente alle vicende storico-gastronomiche della sfoglia che è oggi confezionata “a mano” in tutto il territorio.
La sfoglia è base indispensabile per una serie di primi piatti ormai famosi e prodotti in tutto il mondo, come lasagne, tagliatelle, maltagliati, tagliolini, tortellini, ecc.

Questa legge ha lo scopo di tutelare e promuovere la più antica tradizione emiliano-romagnola dell’arte di preparare la sfoglia fatta in casa e a mano, per evitare che la standardizzazione di un prodotto come la pasta, cosi legato alla sua terra possa sottrarre gusto al cibo e dignità ad un alimento che è arte, tradizione e forte biglietto da visita turistico per la Regione nel mondo.
E’ indubbio che la primogenitura della pasta all’uovo fatta in casa vada attribuita alla città delle due torri. “Hai fatto una buona sfoglia quando sollevandola controluce vedi san Luca” (il santuario che domina la città dal colle della Guardia) dicono le ("ardore") massaie bolognesi.

La ricetta più antica per fare la sfoglia è la seguente: è necessario disporre su un tagliere della farina bianca di grano tenero per pasta (non è importante il grado di macinazione). Si predispone la farina in forma circolare creando al centro uno spazio dove si dovranno rompere le uova. La proporzione è un etto di farina per ogni uovo. Non essendo il grado di umidità omogeneo per tutte le farine e non essendo le uova necessariamente tutte regolari, sarà l’esperienza dello/a sfoglina/o a suggerire se vadano aggiunti farina o un albume d’uovo per modulare il grado di consistenza dell’impasto, che dovrà risultare né tenero, né duro ma morbido ed elastico. Mai e poi mai aggiungere acqua che è solo un palliativo momentaneo per modulare la consistenza. Per impastare, rompere le uova nello spazio creato al centro, sbattendole con una forchetta e facendo attenzione a non far fuoriuscire il composto dal mucchio di farina. Lavorare per 15 – 20 minuti rigorosamente a mano finché l’impasto non sarà liscio, poroso, elastico e senza grumi. Il segreto di una buona sfoglia sta tutto in questa fase di lavorazione che darà il tocco e il sapore a tutti i piatti.
La sfoglia andrà quindi “tirata” (stesa) - come vuole la tradizione – con un “matterello” di spessore variabile, a seconda del tipo di pasta che si vuole preparare.

Questa, l’estrema semplificazione di un’arte culinaria antica, che va ben oltre la ricetta ed il semplice miscelare ingredienti; tanto che il mestiere della “sfoglina” o della “sfoglina” - termine con cui si indica una donna o un uomo particolarmente abili nell'ottenere la sfoglia - è uno dei più antichi e tradizionali della Regione.
Non era infatti raro, fino a qualche tempo fa, vedere nelle cucine delle trattorie la “ardzora” intenta a preparare la sfoglia con il “matterello” sul “tagliere”. Come molte tradizioni, anche quella dello sfoglina, si sta purtroppo perdendo. Anche la sfoglia è oggi preparata per lo più industrialmente, ma il risultato è assai lontano da quel “monumento della civiltà alimentare nazionale” che coincide con un altrettanto singolare laboratorio gastronomico d’arte culinaria, qual è l'Emilia-Romagna con le sue osterie, trattorie, ristoranti e scuole culinarie.
Tuttavia, negli ultimi tempi, si è assistito ad un rilancio ed a un rinnovato interesse per l’antica ed artigianale tradizione culinaria anche grazie al prezioso lavoro di associazioni come “slow food”.
E’ cresciuta quindi, a volte anche tumultuosamente, la richiesta di cibi sani, non industriali, legati alla storia e ai sapori di un passato assai vicino per tradizione, memoria e parentela. Così è sempre più frequente trovare nei panifici e nelle pasticcerie bolognesi l’offerta di prodotti tradizionali di fattura artigianale e manuale tra cui gli immancabili tortellini e le notissime tagliatelle.

Si è persino assistito ad un rilancio della “sfoglia” fatta a mano e sono nate scuole di formazione come ad esempio quella di Bologna, “La vecchia scuola” che nel corso di 12 anni di vita ha formato oltre 500 sfogline/i, soprattutto stranieri, a dimostrazione che la “sfoglia” rappresenta uno dei biglietti da visita della cultura enograstronomica del nostro Paese nel Mondo.

Passando all’articolato della presente proposta di legge, si evidenzia che essa trova fondamento nella contestuale presenza di due realtà nel territorio: la grande tradizione culturale e artistica della Regione e la grande tradizione gastronomica della pasta, con l’alta concentrazione di osterie, trattorie, ristoranti e scuole di riconosciuta eccellenza.
Non a caso, le guide gastronomiche più prestigiose collocano alcuni ristoranti emiliani ai vertici della cucina mondiale e non a caso le città emiliane sono associate, nel Mondo, alla buona cucina e alla alimentazione di qualità.

L’articolo 1 del testo chiarisce che si vogliono promuovere la tutela e la valorizzazione della sfoglia emiliano-romagnola, non come un mero prodotto agroalimentare o gastronomico da commercializzare, ma come ingrediente base di numerosi piatti tradizionali: un prodotto da proteggere non solo con l’«indicazione geografica tipica» dei prodotti agricoli ed alimentari, ma anche con l’attivazione degli strumenti moderni della politica industriale, del turismo e del commercio. Per questa ragione, la tutela della sfoglia è ricercata, al pari dell’organizzazione e dei servizi dei distretti industriali, con l’istituzione di un distretto di ristorazione, inteso appunto, come una rete sistemica di «cucine» locali, veri laboratori d’arte gastronomica: osterie, trattorie e ristoranti e scuole.
In sostanza, non si vuole solo tutelare la "sfoglia emiliano-romagnola" in sé, ma anche attraverso la valorizzazione dei ristoratori che la preparano e ne permettono la degustazione nei loro locali.

L’articolo 2 prevede come costituire il Comitato per la tutela della «sfoglia» riservandone la gestione ai ristoratori e alle scuole.

L’articolo 3 descrive come attivare il distretto di ristorazione, tramite l’inserimento nell’offerta turistica locale, con l'obbiettivo di considerare la cucina emiliano-romagnola come uno dei motivi per cui è bene visitare le città della Regione: cioè la buona tavola. Una cultura turistica sbagliata tratta troppo spesso la cucina come un mero servizio di ricettività e non come un fatto culturale primario di autentica ospitalità.
Inoltre - dichiarato che l’obiettivo delle attività del Comitato di promozione è la valorizzazione della cucina emliano-romagnola – viene precisato che gli itinerari turistici devono far conoscere anche quelle osterie, trattorie, ristoranti e scuole che non sono stati ricompresi sinora nei circuiti dell’offerta turistica locale. Ciò permetterà di valorizzare anche i cuochi, gli chef e i maestri non conosciuti, non titolati o non presenti nei ristoranti di prestigio.
L’ultimo comma dell’articolo 3 propone, infine, che nel programma annuale delle attività del Comitato si attivino, fra le altre, due iniziative in particolare. La prima riguarda la promozione e l’istituzione di una mostra annuale in cui radunare a Bologna ristoratori provenienti da tutto il mondo per preparare, cucinare e far degustare al pubblico i prodotti della sfoglia fatta a mano. Lo scopo non è quello del concorso ma della rassegna, della vetrina e della pubblicità di ciascuna impresa ristoratrice. La seconda iniziativa riguarda la necessità e l’urgenza di iniziare a pensare alle strategie adatte per salvaguardare il mestiere di “sfoglina”. In questo caso, l’attività va rivolta ai giovani e nelle scuole, per sensibilizzarli ed educarli al gusto.
L’articolo 4 propone di istituire la figura professionale dello/a sfoglina/o al fine di dare certezza ad una antichissima professione sempre sottovalutata perché ritenuta di carattere domestico e quindi data per scontata come molte professioni ed abilità ritenute di prevalenza femminile.
L’articolo 5 favorisce e finanzia le scuole di formazione professionale decisive per il ricambio generazionale, per favorire una più larga diffusione della sfoglia fatta a mano, per fare in modo che anche gli istituti scolastici alberghieri abbiano un serio punto di riferimento e per rendere accessibile la professione anche a chi non avendo mezzi propri non potrebbe altrimenti accedere alla professione.

E’ infine necessaria una forte campagna di sensibilizzazione e di pubblicizzazione dei prodotti artigianali a base di “sfoglia” fresca, soprattutto in una fase in cui si è quotidianamente sottoposti o minacciati da presunte catastrofi alimentari (come dell’influenza aviaria) che rischiano sempre più di mettere in serio pericolo le aziende avicole italiane.
Parlando di Bologna, Artusi conclude: "Nessuno apparentemente vuol dare importanza al mangiare e la ragione è facile a comprendersi: ma poi, messa da parte l'ipocrisia, tutti si lagnano di un desinare cattivo o di una indigestione per cibi mal preparati. La nutrizione essendo il primo bisogno della vita, è cosa ragionevole l'occuparsene per soddisfarlo meno peggio che sia possibile".

Questa proposta di legge è dedicata alla memoria di Mafalda Nanetti, madre del primo firmatario e provetta sfoglina.

ART. 1.
(Finalità)
.
1. La presente legge promuove la tutela e la valorizzazione dell'ingrediente gastronomico denominato «sfoglia», attraverso l’istituzione di un distretto di ristorazione, realizzato sotto forma di una rete sistemica di «cucine» locali costituenti laboratori d’arte gastronomica e individuati nelle osterie, nelle trattorie, nei ristoranti, negli istituti alberghieri, nelle scuole di formazione.

2. La «sfoglia» è un prodotto del patrimonio gastronomico della Regione Emilia-romagna, e di Bologna in particolare, le cui origini risalgono all’antica tradizione dell’arte culinaria.

ART. 2.
(Comitato per la tutela della «sfoglia emiliano-romgnola »).


1. Entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, previa deliberazione della giunta regionale dell'Emilia-romagna, con decreto del Ministro delle attività produttive, è istituito il Comitato per la tutela della «sfoglia», di seguito denominato «Comitato».

2. Il Comitato è composto da:
a) un/a rappresentante del Ministero delle attività produttive, designato dal Ministro stesso;
b) due soggetti designati dal presidente della Regione Emilia-romagna, di cui uno quale rappresentante della provincia ed uno quale rappresentante degli organismi pubblici o pubblico-privati che operano
nei settori del turismo, dell’enogastronomia, dell’agricoltura;
c) un/a rappresentante del Comune e della Provincia di Bologna, designato dal Presidente della Provincia;
d) un/a rappresentante delle associazioni enogastronomiche;
e) sei ristoratori designati dalle associazioni e dagli organismi regionali di categoria.

3. Il Comitato elabora e approva un proprio regolamento, ed elegge al proprio interno, a maggioranza semplice, un/a presidente che lo rappresenta.

4. Il Comitato ha il compito di promuovere la diffusione della «sfoglia emiliano-romgnola » a livello nazionale e internazionale, di tutelare le origini culturali del prodotto gastronomico individuate ai sensi dell’articolo 1, comma 2, nonché di garantire le modalità della sua preparazione e somministrazione in conformità al disciplinare predisposto ai sensi dell’articolo 3, comma 2.

5. Il Comitato è dotato di autonomia gestionale e contabile e la sua attività è finanziata tramite appositi fondi pubblici e privati; svolge la sua opera a titolo gratuito e gode solo dei rimborsi spesa derivanti da viaggi necessari alla promozione.

ART.3
(Promozione del turismo)


1. Il Comitato, con l’ausilio degli enti locali (Provincia, Comune e Regione) e delle camere di commercio, si farà carico di organizzare un concorso di idee fra le scuole professionali per creare un marchio che caratterizzi ed individui con chiarezza quei ristoranti ed osterie che servono ai loro clienti pasta fresca fatta a mano.

2. Il Comitato, nell’ambito delle attività di tutela, valorizzazione e promozione della «sfoglia», provvede alla predisposizione di itinerari turistici, culturali e gastronomici, costituiti da una rete di operatori della ristorazione aventi sede nella Regione Emilia-romagna e nelle province limitrofe, anche al fine di far emergere e valorizzare l’attività dei ristoratori non inseriti negli esistenti circuiti di promozione turistica tradizionale di cui comma 5.

3. L’attività degli operatori, di cui al comma 1, è regolata da un apposito disciplinare di base redatto dal Comitato e recante l’indicazione dettagliata delle materie prime per la preparazione della “pasta sfoglia fresca”, della loro provenienza, delle relative dosi e delle modalità di presentazione finale, nonché norme per la tutela dei consumatori.

4 . Il Comitato redige un regolamento recante i criteri e le modalità per l’inserimento degli operatori della ristorazione negli itinerari di cui al comma 1, nonché opportune misure di controllo finalizzate a garantire che la loro attività sia conforme a quanto stabilito dal disciplinare di cui al comma

5. Il regolamento reca altresì norme per la promozione degli itinerari di cui al comma 1, a livello locale, nazionale ed internazionale, prevedendo a tale fine adeguate iniziative in collaborazione con i servizi turistici italiani ed esteri.

6. Il Comitato redige un programma annuale recante l’indicazione delle attività e degli interventi finalizzati alla promozione e alla tutela dell’arte gastronomica emiliano-romagnola. In particolare, il programma prevede:
a) l’istituzione di una mostra-fiera, da tenere ogni anno a cura della provincia di Bologna, finalizzata a consentire l’incontro e lo scambio di esperienze dei ristoratori, provenienti dall’Italia e dai Paesi esteri e incentrata sul tema della «sfoglia ». La mostra è articolata in una serie di laboratori pratici nei quali si procede alla preparazione e alla successiva degustazione da parte del pubblico di prodotti gastronomici della cucina tradizionale emiliana confezionati con "sfoglia" al fine di promuoverne l’uso e la diffusione;
b) la realizzazione di apposite campagne di educazione del gusto e di informazione sul patrimonio gastronomico tradizionale, rivolte ai consumatori e, in particolare, agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado e alle giovani coppie.
c) di promuovere e sostenere il mestiere di sfoglina con corsi adatti.

ART. 4.
(Istituzione della professione di “sfoglina/o”)


Al fine di tutelare e promuovere la “sfoglia fresca” è istituita la professione di “sfoglina/o” nella quale sono ricompresse/i tutte/i gli/le sfogline/i che attualmente lavorano nei ristoranti e nei negozi artigianali di pane e pasta.
Detta professionalità si consegue con regolare diploma seguendo i corsi di formazione professionale all’uopo indetti e finanziati dalla Provincia di Bologna in collaborazione con le scuole relative esistenti.
La durata del corso è stabilita da apposito regolamento emanato dalla Provincia sentite le associazioni di settore.

ART. 5
(Disciplinare)


a) Per "sfoglia" si intende il risultato finale della lavorazione di un impasto di farina di grano tipo 00 e di uova fresche.
b) La proporzione è di circa un etto di farina per ogni uovo.
c) L'impasto avviene attraverso la rottura delle uova nello spazio creato in modo circolare al centro della farina.
d) La lavorazione avviene per circa 20 minuti rigorosamente a mano finché non si ottiene un impasto elastico e senza grumi.
e) La sfoglia viene stesa attraverso con un matterello di legno su di un tagliere, parimenti di legno.

ART. 6
(Copertura finanziaria).


All’onere derivante dell’attuazione della presente legge, determinato nel limite massimo di 250.000 euro a decorrere dall’anno di entrata in vigore della presente legge, sono iscrivibili a fondi del ministero delle attività produttive. Si provvede con uno stanziamento di 100.000 euro per i successivi.

Franco Grillini
Katia Zanotti
Rosella Ottone
Alfiero Grandi
Titti De Simone
Dario Franceschini
Antonimo Soda
Alfredo Sandri
Pier Luigi Castagnetti
Valter Bielli
Sauro Sedioli
Aldo Preda
Sergio Gambini
Gabriele Albonetti
Giovanna Grignaffini
Vittorio Sgarbi
Carmen Motta
Fulvia Bandoli

 


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